
“Salvini, restituiscici la Lega. “Dopo l’uscita di chiesa della bara di Bossi coperta di verde, dopo lo struggente “Va pensiero” cantato dagli alpini bergamaschi, in un surreale silenzio la richiesta del vecchio militante s’è persa nella commozione di Pontida. Il senatùr se n’era andato la sera di giovedì 18 marzo, interrompendo con la notizia della sua scomparsa le ultime, ferocissime battute di un referendum sulla giustizia terminato con la vittoria del No. E anche se si tratta ormai di una figura Amarcord un bel po’ appannata, noi del Nord non dimentichiamo che il senatùr è stato colui che ci ha richiamati in vita come “popolo”, ci ha parlato di “secessione”, autonomia, ha donato alla fantasia della sua terra per gli oceanici raduni dei “suoi” barbari il pratone di Pontida, mille anni dopo il giuramento dei comuni lombardi contro il Barbarossa. Una suggestione per dar corpo a un’idea, divenuta realtà con un movimento di grande importanza, comunque la si pensi. 19 marzo, festa di san Giuseppe, padre putativo del Cristo in terra. Ed ecco l’onnipresente Luca Zaia intervenire puntuale: Bossi è stato un padre per noi. “Per poi rinforzare l’associazione di idee con un “ha dato vita ad una classe dirigente, che ha incarnato in politica le sue intuizioni”. Della serie: “il Padre ci ha immaginati, noi abbiamo concretizzato i suoi sogni”. Non che questa morte abbia fatto dimenticare i tanti limiti, le contraddizioni, il malaffare, le reazioni di rifiuto della politica vecchia e nuova verso il Carroccio, in cui Schlein si dichiara “nata per opporsi”. Ma noi lombardo-veneti non possiamo nemmeno dimenticare la modernità rappresentata allora dal pensiero bossiano; il nascere di un nuovo vocabolario legato al linguaggio dialettale del territorio; la comunicazione così forte, da divenire oggetto di studio nelle nostre università. “La Lega ce l’ha duro”: chi l’ha dimenticato? Poi, certo, mica facile capire con chi Bossi fosse alleato per poi tradirlo, tornarci assieme, “mai col Mis” o “forse sì”. Ma il fedele Calderoli glissa: “il fine giustifica i mezzi, no?”. Sino all’arrivo di Salvini, quello che ha portato il partito al Sud, intorbidendo le acque: col suo sovranismo, con l’accusa d’essere stato “il traditore delle prime battaglie valoriali” nonché autore di criticatissime amicizie. Ma è lo stesso Salvini, al funerale in camicia verde, a tagliare corto: “nel 2026, un movimento autonomista, federalista, identitario, non può che essere sovranista. Siamo in un altro secolo, non ci sono più fascisti e comunisti”. Di certo furono le grosse ombre, cadute anche sulla famiglia di Bossi, oltre all’ictus, ad allontanare il capo dal centro del palcoscenico. Ma non tocca a noi padani svilirlo perché è stato davvero con lui che la classe operaia del nord è andata in Paradiso, allontanandosi dalla Sinistra. Poi si sa come vanno le cose. “I partiti sono tutti ladri”: abbozzò l’Umberto. Gran verità, capo.