La casetta in Canadà

3 Marzo 2026

Quando Carla Boni e Gino Latilla presentarono al Festival di Sanremo nel 1957 la canzone ideata da Mario Panzeri e Vittorio Mascheroni di certo non immaginavano il successo travolgente che avrebbe avuto, travalicando mode ed epoche, per divenire una sorta di evergreen , soprattutto per quei milioni di italiani che in Canada ci andarono davvero e lì costruirono la loro “casetta con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà…”, lottando non tanto col perfido Pinco Panco della canzone che l’incendiava di continuo ma con bufere di neve e piogge torrenziali che mettevano a dura prova la tenuta di quanto avevano costruito, con sacrifici immani, per sé e per la loro famiglia. Agli albori del boom economico degli anni ‘60 l’Italia ed il Nordest in special modo era terra di miseria ed emigrazione perché il Secondo conflitto mondiale aveva lasciato lacerazioni profonde e tante bocche da sfamare. Così si partiva, raggranellati tra i parenti i pochi risparmi, per “cercar fortuna”. Aldo Vanin, appartenente ad una delle più vaste gens di Quinto di Treviso, classe 1932, fu uno di questi giovani. Raggiunse il fratello Vincenzo che l’aveva preceduto di qualche mese dopo essersi sposati, il destino come l’amore ama giocare dolcemente, con due sorelle di Canizzano, frazione rurale di Treviso, Luisa e Catterina Meneghini, altra gens storica della zona meglio nota come “i Marinèti”. Si partiva solitamente da Genova, di rado da Venezia, per una traversata oceanica di oltre due settimane per arrivare ad Halifax, la porta d’ingresso alla “terra promessa”, il Canada, il secondo stato più vasto del pianeta dopo la Russia. Da lì si prendeva il treno per Toronto e raggiungere chi già stava là. Lester Avenue era la via degli italiani, veneti, calabresi, furlani che subito facevano comunità e condividendo usi e costumi dei loro luoghi d’origine come la passione per il proprio orto domestico da cui ricavare frutta e verdura coltivate con perizia. La zona a ridosso delle Niagara Falls vedeva gli emigrati occupati presso le farms locali e, coi primi guadagni, divenire loro stessi imprenditori agricoli. Aldo e Vincenzo ebbero destini diversi, comuni a moltissimi altri italiani: il primo rimase in Canada per sempre facendo il falegname ed edificando mezza Toronto, il secondo che faceva il muratore, rientrò in Italia, complice il lungo e freddo inverno che fermava completamente il comparto edilizio lasciando gli operai senza il becco d’un quattrino, per finire protagonista del tumultuoso sviluppo economico che segnò la penisola con la Ceramica Pagnossin. Dalle grandi car americane con le code ad ali di gabbiano alle utilitarie Fiat, dalle cucine piene di elettrodomestici e frigoriferi mastodontici alla cucina economica al fornello a gas con la bombola nascosta da una tendina la differenza era tanta davvero. Per non dire dei supermarket e dei centri commerciali dove perdersi negli acquisti quando qui si andava dal pizzicagnolo ed i primi supermercati ci sembravano una enormità. Saremmo presto arrivati anche noi alle derive consumistiche d’Oltreoceano anzi, per certi versi le avremmo addirittura surclassate. Intanto i figli di Aldo e Vincenzo come i loro coetanei qui in Italia ascoltavano la medesima musica, indossavano i medesimi jeans e sfoggiavano identici look tanto da trasformare nazioni un tempo distanti in un unico villaggio globale. Ma questa è un’altra storia.

Giuseppe Paolin

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