Autovelox, la sicurezza stradale con il registratore di cassa

29 Settembre 2026

C’è voluta la Procura di Padova per rendere finalmente meno sacrilega una domanda che qualcuno pone da anni: siamo proprio sicuri che tutti questi autovelox vengano installati soltanto per la “sicurezza stradale”? Perché a sentire certi sindaci, non tutti per fortuna, e soprattutto l’Anci, l’autovelox sarebbe una specie di missionario elettronico: veglia sugli automobilisti, educa gli indisciplinati, salva vite e, quasi per caso, mentre compie la sua nobile opera riempie anche le casse comunali. Una coincidenza. Naturalmente. Adesso però il caso di Tribano (Pd) introduce una variante interessante. La Procura di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio del sindaco Massimo Cavazzana, vicepresidente nazionale dell’Anci non un sindaco qualsiasi, nell’inchiesta sui dati degli incidenti utilizzati per ottenere l’installazione dell’autovelox sulla Monselice-Mare. Sarà il giudice a stabilire se vi siano responsabilità: questo deve essere chiarissimo. Ma l’ipotesi investigativa è politicamente devastante, perché riguarda esattamente il punto che per anni si è fatto finta di non vedere: il rapporto tra autovelox, statistiche sull’incidentalità e denaro incassato. Per ottenere l’autorizzazione sarebbero stati indicati 22 incidenti e 35 feriti nel periodo 2016-2020. I dati regionali richiamati dall’opposizione ne indicavano invece 10 e 19 feriti. Nel frattempo il bilancio comunale prevedeva un milione di Euro di introiti dalle sanzioni. E il dispositivo, prima dell’incontro ravvicinato con Fleximan, produceva circa 80 multe al giorno. tutta sicurezza stradale? La Cassazione ha sancito l’ovvio: un apparecchio che misura la velocità e produce sanzioni deve essere omologato secondo legge. Apriti cielo. Ci si sarebbe aspettati un coro istituzionale: “Giusto, la legalità prima di tutto”. Macché. Dall’Anci sono partite le lamentele sui bilanci dei Comuni. Non: “Come garantiamo che gli apparecchi siano regolari?”. Non: “Come tuteliamo cittadini e amministrazioni?”. No. Il problema diventava: e adesso chi copre il buco? Se la prima preoccupazione davanti allo spegnimento di un autovelox è il bilancio comunale, forse qualche sospetto sull’effettiva funzione di certe postazioni non è poi così populista. Da tempo sostengo una cosa semplicissima. Volete dimostrare definitivamente che gli autovelox servono alla sicurezza e non a fare cassa? Benissimo: togliamo ai Comuni l’incasso diretto. Vedremmo immediatamente quanti preoccupati della sicurezza stradale rimarrebbero. I proventi delle sanzioni per eccesso di velocità confluiscano in un fondo regionale. A gestirlo non siano sindaci, assessori al Bilancio o associazioni di Comuni, ma una commissione di veri tecnici della sicurezza stradale: ingegneri, esperti di viabilità, infrastrutture e incidentalità. Si individuino i punti davvero pericolosi e lì si spendano i soldi. Il resto torni ai Comuni sotto forma di lavori, distribuiti con criteri oggettivi, per esempio in rapporto ai chilometri di strade comunali da mantenere, asfaltature, illuminazione, rotatorie, attraversamenti, guardrail, eliminazione degli incroci pericolosi. Perché la sicurezza stradale non dovrebbe produrre utili. Dovrebbe produrre meno morti, meno feriti e strade migliori. E invece per anni abbiamo assistito al fenomeno curioso del Comune che installa l’apparecchio che rileva la velocità, incassa le multe, mette la previsione a bilancio e poi ci spiega che tutto questo avviene esclusivamente per proteggere l’automobilista. Naturalmente. Il caso Tribano dovrà essere giudicato nelle sedi competenti e al sindaco va riconosciuta ogni garanzia. Ma politicamente ha già avuto un merito: ha aperto una crepa nella liturgia del “autovelox uguale sicurezza”.

Adesso Anci e sindaci hanno un’occasione straordinaria per smentire tutti i maligni. Appoggino la proposta: multe fuori dai bilanci comunali, fondo regionale e soldi destinati esclusivamente alla sicurezza delle strade. Se davvero il problema sono gli incidenti, applaudiranno. Se invece cominceranno a parlare di “equilibri di bilancio”, come ha già fatto il difensore delle casse comunali lo “Sceriffo di Anci Veneto” Carlo Rapicavoli, avremo la conferma che gli autovelox sono il bancomat dei sindaci alimentato dalle tasche dei cittadini.

Giuseppe Paolin

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